Il nostro Paese si contraddistingue per l’elevato livello di cultura e per l’inestimabile patrimonio artistico presente nel territorio che da secoli affascina e ispira i più grandi intellettuali del mondo, basti pensare che nel ‘700 l’ italiano era percepito in tutta Europa come una grande lingua di cultura, accolta, per esempio, da Montaigne per scrivere il suo giornale di viaggio e scelta da Mozart per dare consistenza alla sua musica immortale. Troppo spesso però la maggior parte degli italiani considera la cultura come un inutile orpello o nei migliori dei casi si appiattisce in un “culturalismo” di infima lega del tutto sterile per la società. Un osservatore attento può invece notare che in un momento di profonda crisi e cambiamento come quello che stiamo vivendo le risposte migliori per lo Stato e il mondo del lavoro nascono proprio da quei laboratori di cultura che confrontandosi quotidianamente con il pulsare vivo dell’ esperienza lanciano proposte innovative. Ecco che la scarsa predisposizione degli italiani a “tentar le essenze” (Galileo Galilei) si trasforma in un danno inestimabile anche per l’economia del Paese e l’efficienza dello Stato.
«Se l’Italia fosse consapevole del valore economico dei beni culturali - afferma Paulo Cunha e Silva, Consigliere Culturale del Portogallo presso l’Ambasciata di Roma - oggi probabilmente sarebbe il Paese più ricco del mondo, ben al di sopra di Cina e Stati Uniti». L’ Italia per anni ha sprecato questa chance fondamentale, penso sia l’ora d’ invertire la rotta acquisendo innanzitutto la consapevolezza di quanto ci circonda e dello sviluppo umano che possiamo raggiungere. Ci troviamo davanti a un bivio: o continuiamo ad appiattirci nella mediocrità che ha ormai rivelato tutti i suoi limiti o formiamo una fucina culturale d’alto livello per sviluppare un futuro quantomeno diverso…
GianMaria Boscaro